Ho sempre avuto un rapporto di vorace affetto verso il cibo; il momento del pasto è un evento non di delicata degustazione, bensì di impetuosa elevazione spirituale attraverso l'orgasmo gustativo: superamento della fisicità attraverso ciò che di più materiale ci possa essere.
Per me è sempre stato un momento di allegria: creare un'atmosfera speciale trovando una scusa per stare intorno ad un tavolo, colorare una giornata con uno spuntino.
Come un'orda di vandali, sono affetto dalla sindrome della voracità: devo terminare quello che mi trovo davanti, che sia un piattone di pasta o un sacchetto da 200 grammi di patatine.
Fermarmi è difficile come interrompersi mentre si sta piacevolmente facendo pipì.
Sostengo che questo derivi dal fatto che durante la mia infanzia, i miei genitori mi nascondevano le leccornie negli angoli più impensati della casa: i pomeriggi quando rimanevo da solo, cominciavo una ricerca che mi portava nelle profondità di armadi e credenze, fino a scovare tesori quali barattoli di nutella o ambite gallette di riso ricoperte di cioccolato.
Ovviamente in seguito a tali missioni il bottino doveva essere consumato il più possibile sul posto, sia come ricompensa per il duro lavoro sia perché non c'era la sicurezza di poter ritrovare le cibare nello stesso posto dopo che fosse stato scoperto il saccheggio.
Mia mamma è contraria a questa teoria sull'origine della mia voracità, sminuisce la rilevanza di quelle misure precauzionali e anzi sostiene che fossero state adottate per arginare il mio edonismo alimentare manifestato sin dai primi giorni, quando scoppiavo in tragici pianti al termine del biberon e cercavo di approfittare di quello del mio cugino compagno di pasti.
Insomma è nato prima l'uovo o la gallina? Probabilmente la verità sull'origine di questo squisitissimo vizio che mi attanaglia non si saprà mai, ciò che è comprovato è che la mia prima parola è stata patata: quanto meno profetica!
La realtà è che l'uomo è un animale imperfetto, tutto ciò che più è gustoso lo danneggia ed è costretto a privarsi di ciò di cui vorrebbe saziarsi.
Si vedono allora persone avvolte in un alone di mestizia mentre mangiano delle tristi verdurine bollite e poco condite, mentendo a loro stesse e agli altri su quanto piace loro il cavolo e il broccolo.
Via! Non scherziamo!
Prendete quel crostino bollente e ricopritelo con una fetta di lardo...





